Adelia BozzaSorrisi a tavola. Lo zio racconta sepolte storie. Tira fuori vicende dimenticate. Sento le sue parole. Musica per le mie orecchie. «Lo sai che… lo sai… ti racconto un fatterello. Peppone e Don Camillo a Tufo». Peppone e Don Camillo? «A Tufo». Fammi capire. «Il Corpus Domini, l’ombrello. 1952 o 1953. Il prete contro il sindaco donna. Il prete cacciò via il sindaco. Una donna di sinistra non deve mantenere l’ombrello. Così disse». Veramente? «Sì sì». Lo zio rammenta l’episodio. Davvero non sapevo nulla. Però, hai capito il sacerdote… Erano tempi particolari. Poi a Tufo c’era un sindaco donna, un sindaco donna e progressista. Cose turche per il tempo. Questa sì che è una storia interessante.

Corpus Domini dei primi anni ’50. Tufo. Il sole picchia forte. In piazza c’è un grande baccano. Il prete aggredisce a parole la sindaca Adelia Bozza. Non può portale l’ombrello. Ella è comunista. La donna si difende: vorrebbe portare l’ombrello in processione. Non c’è niente da fare. Arriva la celere. In paese si respira un’aria tesa. La gente del posto difende il primo cittadino. Alla fine vince l’uomo di chiesa. Si precipitano a Tufo anche i giornalisti delle testate nazionali.

Storie, storie sepolte. Non conoscevo Adelia Bozza. È stata la prima sindaca dell’Irpinia. E non è poco. La prima donna con la fascia tricolore in provincia; la prima donna con la fascia tricolore in provincia negli anni ’50. Davvero una bella storia in quest’Irpinia sempre immobile. Adelia Bozza sindaco di Tufo. La chiamavano “bersagliera”. Era una donna forte, severa, schietta. Era progressista, moderna, democratica. Nacque a Sant’Arcangelo Trimonte nel 1903. Guidò l’amministrazione di Tufo dal 1952 al 1954: nel ’52 aveva 49 anni. Era insegnante elementare. Sposò il farmacista del paese Giuseppe Colantuono originario di Lioni; fu una donna libera e intransigente: tutelò ininterrottamente i poveri, gli emarginati, i braccianti. Durante il ventennio non nascose il suo antifascismo. In una pubblica manifestazione urlò a squarciagola Viva Matteotti e fu trasferita in alta Irpinia. La signora si scontrò addirittura con i giornalisti del Roma dell’armatore Achille Lauro: il Roma non fu mai clemente con la sindaca. E la sindaca rispose pan per focaccia e difese sempre le sue idee. Storie, storie dimenticate.

Ho recuperato un paio di fotografie della Bozza grazie alle moglie del figlio, la signora Lidia Colla. Ho chiesto notizie a Michele Perone: ho cercato di ricostruire al meglio la vicenda politica del primo sindaco donna d’Irpinia. Era una indipendente di sinistra; era progressista ma non era una comunista militante. Il figlio Rocco Colantuono era il politico di famiglia: scriveva sul Progresso Irpino e conosceva tutte le personalità legate al PCI avellinese. Rocco Colantuono conosceva anche il segretario provinciale della Camera di Lavoro Silvestro Amore. Il segretario Amore si impegnò attivamente in paese e grazie alla sua opera di propaganda i minatori e i contadini si avvicinarono al Partito Comunista. Proprio Silvestro Amore sponsorizzò la candidatura della Bozza alla elezioni amministrative di Tufo. La signora non aveva intenzione di scendere in campo, alla fine accettò la proposta e guidò il raggruppamento di sinistra “Tromba impugnata”.

Le elezioni amministrative del 1952 segnarono l’avanzamento delle forze democratiche e progressiste nel meridione. Anche ad Atripalda vinse la lista di sinistra denominata Blocco Popolare. A Tufo si impose, come detto, la Tromba impugna. Sul libro di Gateano Troisi “L’oro di Tufo” è presente la fotografia di un vecchio volantino della lista. Trascrivo alcune parti. «Il giorno 25 maggio siete chiamati a dare il vostro giudizio attraverso il voto per eleggere la nuova Amministrazione del nostro Comune. È questa l’occasione per far vincere finalmente la volontà del popolo di Tufo sempre deluso e ingannato dalle Amministrazioni dimarziane che da 80 anni hanno soffocato le sue aspirazioni di libertà e di progresso. L’amministrazione comunale uscente ha fatto completo fallimento durante i suoi sei anni di governo. Nessuno dei fondamentali problemi del popolo sono stati risolti tanto che essa non ha potuto ripresentarsi alle lezioni perché troppo screditata e che alcuni suoi componenti, più onesti degli altri e più vicini agli interessi del popolo, hanno sentito la necessità di entrare nella lista della TROMBA o di appoggiarla. In questo momento particolare facciamo appello a tutti i cittadini onesti affinché diano il voto alla lista contrassegnata con la TROMBA IMPUGNATA la quale, libera da ogni suggestione padronale, garantirà un’Amministrazione democratica senza discriminazione di ideologie politiche e religiose, tutelerà gli interessi di ogni cittadino». Il volantino è molto interessante. La lista si schierò apertamente dalla parte dei più deboli e contro le amministrazioni “dimarziane”. Insomma, in paese si respirò un’aria nuova.

«Capolista della “tromba impugnata” – scrive Gaetano Troisi nel libro L’oro di Tufo – fu Adelia Bozza, insegnante elementare, moglie del farmacista del paese. Componevano la lista otto candidati fra contadini e braccianti, un commerciante, un altro insegnante elementare oltre la capolista, e un solo operaio: segno evidente della pressione psicologica cui erano sottoposti i lavoratori della miniera. Le elezioni si fecero il 25 maggio 1952. […] La lista operaia e contadina si insediò nella casa del popolo. I minatori erano protagonisti sotterranei del successo della loro lista, anche se presenti con una rappresentanza tanto marginale. […] La vittoria nacque tuttavia con le ali tarpate: dopo circa due anni si rese necessario l’avvicendamento nella carica di sindaco». I minatori avevano paura di perdere il posto di lavoro e non si schierarono apertamente: appoggiarono in segreto la Tromba.

La Tromba sconfisse la lista moderata del cavaliere Angelo Molinaro. Vinse la lista di sinistra per la prima volta in paese. La Tromba impugnata non nacque soltanto a Tufo. Era il simbolo della sinistra democratica e popolare; fu utilizzato in diversi comuni dell’Italia. La tromba era uno strumento utilizzato dai contadini durante l’occupazione delle terre alla fine degli anni ’40; i contadini pronti ad occupare le terre si radunavano con il suono della tromba. Il leader comunista Palmiro Togliatti, in seguito ai fatti di Melissa nel 1949, impugnò una tromba. Questa tromba sarà il simbolo dell’unità. E il simbolo apparve per la prima volta alle elezioni del 1952: apparve anche in Irpinia.

La sindaca amministrò il comune soltanto per due anni. Nel 1954 si rese necessario l’avvicendamento e guidò il paese il commerciante Antonio De Vita. E De Vita portò a termine il mandato. Cosa resta di ieri? Resta ben poco. Sicuramente l’esperienza amministrativa di Adelia Bozza è da rivalutare. Per tanti motivi. Come detto, fu la prima sindaca in Irpinia, fu un’amministratrice moderna e severa. E difese sempre gli ultimi, i minatori, i braccianti.

 

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