Bruno, il sindaco giusto di Montefalcione

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In un sabato qualunque, di mattina, al cimitero di Montefalcione. Capita sempre la visita al cimitero di sabato mattina, con l’aria gelida e il sole pulitissimo. Con il cappello di lana, la sciarpa, i guanti perché fa troppo freddo. Passi lenti. L’inverno, prima o poi, finirà. In una di quelle mattine di sabato, di un sabato anonimo eccomi in mezzo alle tombe; guardo e cammino e questa lapide non la ricordavo… davanti a me c’è una lapide particolare: un uomo e una donna insieme. C’è una foto e l’uomo e la donna sono abbracciati; leggo Tommaso Bruno e Alfonsina Noviello, soltanto questo e non ci sono date di nascita e di morte. Guardo con attenzione la foto, scruto i lineamenti dell’uomo, un volto scavato, uno sguardo fiero e poi quelli della donna, un sorriso di tanto tempo fa. Non sono solo, con me Pellegrino La Bruna e domando a lui conoscevi Tommaso Bruno? «Sì» Dice. «Era un’istituzione in paese, un Sindaco con la S maiuscola, un signore». Sotto la lapide, una tomba: è quella di Ottone, il figlio di Tommaso.

All’uscita del cimitero, lungo la strada poi a destra nei pressi del giardinetto: in questo giardinetto c’è un busto che giace solo da tanto tempo in mezzo al verde. Una scritta “Tommaso Bruno”. Un busto in ricordo di una persona che non c’è più e penso… com’è strano il destino dell’uomo… ci sei per poco tempo e dopo scompari, se ti va bene diventi sindaco del tuo paese, amministri per qualche annetto, lo fai in modo dignitoso, poi togli il disturbo e qualcuno si ricorda di te e ti fa anche una statua e il tempo passa, il ricordo si fa fioco fioco e le nuove generazioni non possono sapere tutto, non possono conoscere la storia locale: non hanno nessuna voglia di conoscerla. Si fa vedere qualche ragazzo per qui intorno e non nota nemmeno un busto di tanto tempo fa. Tutto scorre inesorabilmente.

Per le strade di Montefalcione, lungo via Aldo Moro e la piazza. Un caffè, quattro chiacchiere con chi passa. E passa sempre qualche amministratore locale di vecchia data, distino, vestito bene. Solitamente scambio qualche parola e oggi ho voglia di parlare di quel sindaco anni ’60 e ho notato una cosa: gli amministratori di Montefalcione, quelli che hanno già dato, sono riflessivi, critici, guardano con interesse lo scenario attuale. Hanno già dato, certo, ma erano altri tempi. Non usano giri di parole per contestare la situazione politica nazionale. E sì, erano altri tempi e uno come Masino (così lo chiamavano i suoi concittadini) oggi avrebbe trovato difficoltà… perché non lo vedo nel contesto attuale: uno così, diciamo serio, no no, avrebbe trovato difficoltà, altro che. L’antipolitica nasce contro la classe dirigente attuale, gli antipolitici dicono spesso “meglio prima di adesso”. C’era molta più serietà prima, l’impegno amministrativo come missione, pure da noi.

A Montefalcione persisteva una sorta di mito nei confronti di Tommaso Bruno. Così dicono in giro. Oggi si avverte sottilmente. Una celebrità locale della politica apparsa sulla scena e scomparsa subito dopo. Un po’ come Emilio Ruggiero. Giusto un poco perché dicono qui che Masino non può essere paragonato a nessuno. Basta vedere alcune fotografie in bianco e nero. Eppure era “democristiano di provincia”, tanto basta per metterlo nel dimenticatoio; ma ci sono democristiani e democristiani. Un uomo umile, onesto, attento ai più deboli. Così me l’hanno descritto le persone che l’hanno conosciuto. Della serie: i politici di una volta erano di un’altra razza, più umani, meno arraffa consenso, di pane, semplici, giudiziosi, più attenti al bene comune.

Per la strada tutti fanno i paragoni tipo “vuoi mettere un Berlinguer con uno di oggi? Che so, un La Pira, un Aldo Moro, magari anche un Almirante”. Così anche per la politica locale. Vuoi mettere un Tommaso Bruno con uno di oggi? Per l’amor di Dio, non è possibile. Quelli sì che lavoravano per le comunità. Perché oggi manca lo stile, la sobrietà, c’è troppa voglia di protagonismo. Questi sono i tempi degli uomini soli al comando, dei decisionisti esagerati e gonfi di ego. Il sindaco Bruno, secondo i suoi vecchi sostenitori, era un tipo che amava il dialogo, la collegialità, amministratore quasi silenzioso, non legato al culto dell’immagine, lontano dalle manie di protagonismo. La classica figura del padre di famiglia. Uno così ancora oggi è rimpianto.

Più si va avanti più si perde il senso della misura, più ci allontaniamo da noi; più si va avanti più rimpiangiamo il passato perché oggi te lo fanno rimpiangere, il passato. Perché prima c’era un altro modo di fare politica, sarà che prima non c’era tutto questo benessere che c’è oggi, sarà per tante cose. Fatto sta che oggi, 2017, uno come Masino farebbe ancora la sua bella figura, farebbe un figurone. Oggi si fa politica in modo diverso e tutto è cambiato, in peggio ovviamente.

Sindaco DC dal 1966 al 1969 e dal 1971 al 1974. Iscritto alle ACLI, Bruno era benvoluto da tutto il paese. «Il 2 luglio 1966 – scrive il professore Fausto Baldassarre in “Montefalcione 1956 – 2006 mezzo secolo di vita amministrativa – viene convocato per determinazione del Commissario Prefettizio il Consiglio Comunale, che elegge con voti 17 il sindaco Tommaso Bruno, che sarà in carica fono alle dimissioni deliberate dalla Giunta Comunale in data 10 dicembre 1969».

Scomparso prematuramente nel 1974, il sindaco fu commemorato da tutta la popolazione: il 12 maggio lutto cittadino in paese. Fu successivamente ricordato in consiglio comunale. «Tommaso Bruno – dice Giuseppe Polcaro nella seduta del 9 giugno ’74 – fu uomo giusto, padre esemplare, amministratore onesto e saggio, l’amico caro di tutti i Montefalcionesi… non conosceva né faziosità né cattiveria; col suo fare ha saputo dare al paese quella pace e quella tranquillità da tutti tanto desiderata… Bruno Tommaso è stato compianto da tutti perché non aveva nemici… il suo nome lo collochiamo nell’albo d’oro degli uomini umili di Montefalcione». Nella stessa seduta prende la parola anche l’onorevole Nicola Mancino «il quale […] propone che venga nel cimitero a spese del Comune, posta una pietra tombaria per le spoglie di Tommaso Bruno ed eretto un piccolo busto, che venga intestato il campo sportivo “Tommaso Bruno”».

Chiedo ancora notizie a Pellegrino La Bruna. I ricordi dei primi anni ’70, le giornate estive di tanti anni fa e quella macchina per la strada che porta a Montefalcione. Eccolo è lui e lui salutava e poi suonava il clacson. Magro, con il sigaro, chiamato affettuosamente Masino. Un sindaco del passato, generoso, rispettoso dell’altro, sempre presente, disponibile, impegnato per la sua comunità, pronto a dare una mano a tutti. Amministratore vecchio stampo, vecchia scuola.

La storia della vita, come un lungo filo. La storia, interrotta sul più bello. La tragica fine. Era legato a sua moglie, a un amore magico e insostituibile, un amore raro, di quelli che non trovi in giro così facilmente. E oggi sono insieme, nella lapide scolpita, nomi uniti per l’eternità e una fotografia, un abbraccio e il profilo dei monti, e mi sono chiesto chissà dov’erano ma poco importa. Una fotografia, lasciata lì per i passanti.

Emilio Ruggiero, la politica come passione

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Un giovane Emilio Ruggiero nella sede di partito

Irpinia, 14 marzo 2008. Ho appena spento il telefonino. Allora è vero. Emilio non c’è più. È morto in Brasile. Un infarto. Un infarto a quarantatré anni in Sudamerica. Dico, in Sudamerica. Tutto è illogico. Non condividevo il suo pensiero politico ma apprezzavo il suo stile “fuori dal coro”. Lo conoscevo e lo rispettavo. Ricordo il suo giubbino verde, la sua Lancia K bianca piena di carte. Parlavamo di politica, di storia locale, di cultura; aveva mille interessi. Era un uomo colto, eclettico e disponibile al dialogo. Sindaco di Montefalcione a ventotto anni. Giovanissimo. Democristiano, poi Popolare, Emilio amava il confronto: voleva capire perché molti in provincia votavano “contro”.

Otto anni. Il tempo passa in fretta. Sono passati otto anni. Emilio Ruggiero ha ottenuto suffragi importanti. Riservato, pacato, sobrio. Emilio era apprezzato da poeti, musicisti, pittori, storici. Era per Alberta De Simone «un uomo leale e pieno di umanità». Nacque il 17 gennaio del 1965. Alla fine degli anni ’80 assunse la carica di responsabile del movimento giovanile della DC di Montefalcione. Nel 1993 divenne sindaco del suo paese: la sua lista ottenne 1300 voti. «l’Amministrazione Ruggiero, – scrive il professore Fausto Baldassarre in “Montefalcione 1956 2006 mezzo secolo di vita politico amministrativa” – oltre all’impegno nel prosieguo della ricostruzione post-terremoto, avvia e porta a conclusione la ristrutturazione del Monastero, di Casa Troisi, del Palazzotto dello Sport, della nuova Scuola per l’Infanzia e di altre opere pubbliche». Emilio divenne un grande esperto del diritto amministrativo. Si appassionò con veemenza alla materia e polarizzò l’interesse di luminari del diritto come il professore Scoca e il professore Stanzione. Inoltre, dedicò il suo impegno anche alle politiche sociali e al turismo. Promosse sempre eventi di prestigio. Nell’estate ‘94 Montefalcione ospitò le selezioni provinciali di Miss Italia; le ragazze sfilarono in passerella e la folla applaudì.

Emilio ha tutelato gli anziani e i bambini. Nel periodo dell’adolescenza ha rincuorato senza sosta gli anziani della casa di riposo Rubilli; ha regalato agli ospiti della Casa gli alimenti. Recuperava a casa sua i pacchi di pasta, li nascondeva e li portava con sé. Insieme agli anziani ha tutelato i bambini. È stato addirittura nominato dall’UNICEF difensore ideale dei bambini. Si è spesso vestito da Babbo Natale nel periodo natalizio ed ha portato a tutti i bimbi del suo paese i doni.

Dedicò il suo impegno al territorio. Nel 1995 fu eletto Consigliere Provinciale con il Partito Popolare Italiano. Ricoprì la carica di Assessore Provinciale dal 2001 al 2008. Redasse, in qualità di Presidente della prima commissione consiliare, lo statuto provinciale. Nel giugno 2004 fu eletto nuovamente alla Provincia e ottenne un grande consenso elettorale: ottenne 3100 voti; si candidò con la Margherita. Aderì, infine, al Partito Democratico.

Ideò il progetto Borghi incantanti: tutto per la libertà, rivolte e rivoluzioni in Irpinia incentrato sulla riscoperta degli eventi storici minori. Le Rievocazioni storiche colorarono con colori antichi le notti infinte dei piccoli comuni. Fu rispolverata la figura destituita del Cantastorie: raggiunse l’Irpinia perfino il noto artista siciliano Franco Trincale. I ragazzi scoprirono la bellezza dei giochi di una volta e si dilettarono con il tiro alla fune, con la corsa nei sacchi, con la caccia al tesoro. A Montefalcione fu rammentata la rivolta antiunitaria del 1861; a Forino fu commemorata la figura della Principessa Marzia Carafa; a Santo Stefano del Sole fu ricostruita l’epopea del brigante Laurenziello. Ricordo il riverbero dello Ius primae noctis di Montoro.

Nel 2008 ripropose le rievocazioni storiche tramite il progetto C’era una volta… in Irpinia. A Manocalzati andò in scena la celebrazione di Sant’Antonio nei pressi dell’anfiteatro. E Ruggiero è ancora apprezzato a Manocalzati. Tramite il suo impegno è stato possibile restaurare il Castello della frazione San Barbato. Egli nel 2002 organizzò un incontro dedicato ai fondi POR e invitò gli amministratori dei comuni dell’hinterland. Il diciotto dicembre del 2003 fu approvato il progetto esecutivo dei lavori di Restauro, consolidamento e sistemazione esterna del castello di origine longobarda; per Manocalzati fu un giorno importante. Il Castello di San Barbato divenne, così, la porta d’ingresso della filiera enogastronomica.

Emilio Ruggiero morì in Brasile il 14 marzo 2008. La notizia arrivò subito in Irpinia. Il Partito Democratico sospese le attività per un’intera giornata. Tutta la politica locale rese omaggio all’assessore provinciale di Montefalcione. Il presidente Nicola Mancino affermò malinconicamente: «Ho perduto un amico». Franco Maselli così tratteggiò la figura dell’ex assessore provinciale. «Capace ed estroversi, puntuale e fuori dagli schemi, molto preparato nelle procedure e meticoloso nella loro applicazione, attento alle materie di sua stretta competenza ma anche insofferente verso ogni confinamento settoriale. Insomma è stato quello che comunemente viene definito uno spirito libero e che, nella Giunta provinciale, io definivo un amministratore eclettico». L’artista Umberto Valentino dedicò a Ruggiero alcune parole magnifiche. «Irruento, impulsivo, infaticabile, poco diplomatico, prima uomo e poi politico; quelli come Te non muoiono neanche quando muoiono. La tua passione per la politica, per l’arte e la cultura, il tuo amore per la tua terra e la sua storia che volevi tutti conoscessero, vivranno per te e sopravvivranno ad una morte ingiusta. Ciao, amico mio».

A Montefalcione fu allestita la camera ardente e il venerdì si tenne il funerale. Fu un giorno di immenso dolore per la comunità. Suonò senza sosta un triste violino. Il sindaco Vanda Grassi ricordò Emilio. «Tra le innumerevoli immagini di te che tumultuosamente si affollano e si accavallano nella mia memoria – disse la Grassi – c’è né una che con insistenza si fa spazio tra le altre, fino a imporsi con prepotente veemenza: è quella di un promettente studente della terza A e di una giovane insegnante di matematica che amava discutere con te. […] Si dimenticò, però, quella giovane insegnante di dirti che dietro le speranze più dolci, dietro i progetti più alti… c’è in agguato una tetra signora vestita di nero pronta a falciare in un attimo il prezioso edificio dei tuoi sogni. E mai quella giovane insegnate avrebbe potuto immaginare di essere costretta un giorno a salire le scale dell’altare per porgere a te l’ultimo e affettuoso saluto in nome di tutti i tuoi concittadini». Discorso solenne, bello.

E continuo ad andare al cimitero a Montefalcione. Una volta a settimana. Due minuti davanti alla tomba di Emilio. Perché era una brava persona, di là dall’appartenenza politica. Non è facile trovare politici disponibili al dialogo. Per questo motivo ho proposto al sindaco di Manocalzati, in qualità di capogruppo di minoranza, l’intitolazione di una sala del castello di San Barbato a Emilio Ruggiero. Sarebbe un riconoscimento importante a otto anni dalla scomparsa.