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Sulla piazza a parlare con un amico. Quattro chiacchiere sulla politica locale si parla del più e del meno. Tra poco è il 19 febbraio, a San Barbato di Manocalzati sarà festa Patronale. Parlo di Nicola Adamo e della tragica scomparsa avvenuta proprio il 19 febbraio di un anno funesto, il 1980, trentasette anni fa. Davvero un anno funesto, quel 1980 segnato dal terremoto e da eventi brutti assai. Era il giorno di martedì grasso, ricorda l’amico, c’era il nevischio. Quel crudele incidente automobilistico sulla variante. L’amico lo ricorda a mala pena perché era piccolo, suo padre però lo ricordava molto meglio.

Sono passati trentasette anni dal tragico giorno. Voglio ricordarlo in questo triste anniversario. Ho già scritto un articolo su di lui nel mese di luglio, e adesso mi accingo a scriverne un altro con la passione che da sempre muove le mie azioni. Credo che Nicola Adamo, Nicolino per tutti gli atripaldesi, meriti una rivalutazione completa. Sempre troppo poco quello che si fa, che si scrive su di lui; meriterebbe un convegno, che so, uno studio approfondito sui discorsi, sulle cose fatte. Perché, per molti aspetti, ha anticipato in tempi, nel senso buono del termine. Comunista, sì, ma uomo politico troppo avanti. Capace di ottenere un consenso molto ampio, tutto merito della sua persona, del suo modo di fare. Un esempio di concretezza e passione vera.

Mi ha detto una signora: Nicolino ad Atripalda ha lasciato un esempio per tutti i politici che sono venuti dopo. Chiedeva il voto a tutti e non faceva distinzioni, a tutti davvero; camminava, visitava la gente, quella più umile di Atripalda, risolveva i problemi perché era molto pragmatico, attento alle problematiche reali. Distante dall’astrattismo, dalle riflessioni ideologiche prive di senso. Un consenso alto, molto alto: ma era un consenso verso la sua persona. Votavano più per lui che per il partito; più un voto ad Adamo che al PCI, perché lo meritava. Così dice la signora. Un anticipatore, un uomo votato alla causa ma con un piglio diverso, più personale. Dotato di uno spirito di libertà ampio, proponeva, suggeriva, indicava strade da seguire. Istaurava rapporti gli avversari, di là dall’appartenenza partitica. Nonostante le divisioni (e le divisioni c’erano eccome).

Ha messo l’Irpinia al centro dell’agenda politica. In un periodo contraddistinto dalle idee del segretario provinciale Grasso di Ariano. Con la segreteria Grasso il PCI cambia rotta con uno spostamento del baricentro verso l’arianese e una spinta particolaristica in altri comuni. Un modo diverso di fare politica in Irpinia. A Sant’Angelo dei Lombardi acquistò peso Quagliariello e ad Atripalda Nicola Adamo. Pratico e moderno (sempre nel senso buono del termine), l’onorevole Adamo, geometra. Nell’hinterland avellinese il suo bacino di voti più importanti. Con la venuta del segretario provinciale Antonio Bassolino, inizia, forse, il periodo d’oro per l’onorevole atripaldese. In seguito Nicolino arriva in parlamento. Succede il 20 giugno ’76 e viene eletto nella circoscrizione Avellino Benevento con 43 mila e 765 preferenze. Numeri alti per una politica alta.

In questi mesi sono andato alla ricerca del suo materiale, di pubblicazioni, di atti parlamentari. E conservo con cura tutto in una cartella. Recentemente ho recuperato un’interrogazione parlamentare rivolta alla ministra Tina Anselmi Per “un accertamento delle responsabilità degli amministratori della fabbrica di laterizi Berardino di Manocalzati in relazione alla crisi dell’azienda e al mancato rispetto dei diritti dei lavorati”. Lo fece per difendere gli operari: in quella azienda lavoravano tanti manocalzatesi, molti di loro non ci sono più. Una fabbrica, quella dei laterizi, che produceva mattoni, tavelle e materiale edile. Istallata nel territorio di Manocalzati ai confini con Atripalda: una fabbrica enorme con tanti operai.

Ho trovato poi, con immenso piacere, la sua relazione tenuta alla IV Assemblea meridionale della Lega per le autonomie e i poteri locali di Taranto del dicembre ’76. Ho trovato la pubblicazione alla Biblioteca Comunale di Atripalda L. Cassese. “Per lo sviluppo del mezzogiorno e per il superamento della crisi del Paese”. Così s’intitola la relazione. L’onorevole parlò in qualità di membro della Direzione nazionale della Lega. «Non c’è oggi – disse a Taranto – settore della cultura e dell’economia, del mondo politico democratico e sindacale del nostro Paese che non riconosca la centralità della Questione Meridionale per qualsiasi azione di rinnovamento della società e dello Stato. Ma non mancano, oggi come ieri, contrapposizioni di linee, nel momento in cui si trova di fronte a scelte di gestione, di strumenti o ad applicazioni di leggi. […] Il Mezzogiorno, e tutto il Paese, hanno bisogno di una politica meridionalistica nuova […] Nel profondo Sud, nelle zone interne come nelle fasce costiere, nuove forze, nuove energie, giovani leve di amministratori, emigrati espulsi anche dai mercati di lavoro straniero, giovani con intelligenza, forti di una nuova esperienza sono scesi in campo non più disposti a seguire le conseguenze di decisioni centralistiche che per tanti anni li hanno visti condannati alla miseria ed alla subalternità. Sono forze decise a conquistare nuovi traguardi di vita sociale e democratica, a battersi per una democrazia di fatto, efficiente, fondata sulla partecipazione e sull’autogoverno, sul pieno funzionamento delle istituzioni e delle autonomie […] Sono forze che di fatto sono già diventate protagoniste della fase nuova della politica meridionalista». Un Adamo per certi aspetti dorsiano. Un “uomo d’acciaio con il cervello lucido” pronto a scendere il campo, con abnegazione, per il riscatto vero del Sud; una via personale, molto intrigante, che supera le concezioni partitiche. Un Adamo “super partes”, pronto a muovere le sue azioni verso il riscatto del nostro Sud.

Penso tante cose. Chissà, se fosse stato ancora vivo, avrebbe trovato difficoltà a convivere nel PCI irpino con altri politici. No so, la storia non si fa con i se e con i ma. Tuttavia penso che uno come lui, avrebbe trovato sul suo cammino molti ostacoli e… perché no, sarebbe rimasto lì con le sue idee. Non è possibile saperlo perché il destino l’ha tolto ai suoi cari e alla sua comunità troppo in fretta. Trentasette anni fa, il 19 di febbraio del terribile 1980. In inverno, in un martedì grasso irriverente.

Considerazione personale. Nicola Adamo è sempre stato attento alle problematiche del territorio, a difesa degli ultimi, degli operari. Ha voluto veramente bene a Manocalzati e ha rivolto diverse interrogazioni parlamentari sui problemi delle aziende istallate sul territorio (tra queste la Shot Toys). Pertanto nutro una forte stima nei confronti di quello che ha fatto e ha rappresentato; mi affascina ancora questa figura politica per molti motivi. Un parlamentare impegnato, a difesa della nostra provincia e del mondo operaio e contadino (da Lioni a Bisaccia, da Manocalzati ad Atripalda, da Volturara a Solofra). Concreto, battagliero, grintoso. Scomparso prematuramente. A volte penso a quello che poteva essere e non è stato. Dopo la sua morte è venuto il terremoto, la ricostruzione (chissà quante cose avrebbe detto contro i gestori del potere), lo sgretolamento della DC, questo tipo di classe dirigente. L’onorevole avrebbe continuato a battagliare, dall’altra parte della barricata. Dove è sempre stato.

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