Francesco De Ruggiero è salito alla ribalta della cronaca per un giorno. Il 12 marzo è andato a Perugia ad assistere al processo di Amanda Knox ed è stato accusato di vilipendio alla religione a causa di un quadro raffigurante il Papa Giovanni Paolo II e la stessa ragazza americana. L’episodio ha generato i soliti polveroni mediatici ed ha suscitato non poche polemiche. Francesco ha rilasciato un’intervista con lo scopo di chiarire la sua posizione rispetto all’opinione pubblica ed ha deciso di esporre il proprio giudizio sull’accaduto. È tornato a Candida con l’accusa scaturita in seguito alla consegna del quadro ai familiari della Knox; il quadro adesso è sotto sequestro. Il ragazzo ha raccontato l’accaduto dal suo lato ed ha specificato i motivi dell’azione.

 

Francesco, da quando tempo segui la storia di Amanda Knox?

Seguo la storia da quando è accaduto il fatto. Sono stato attratto dalla televisione che ha ampliato in maniera esasperata questa faccenda di cronaca nera universitaria. Ho nutrito una sorta di curiosità verso il personaggio di Amanda per diversi motivi: uno di questi è legato al fatto che è l’unica donna tra gli imputati. La Knox mi è diventata familiare per tutte le volte che ho visto i telegiornali. In aggiunta a questo posso dire che sono sempre stato richiamato dagli eventi mediatici nazionali ed ho letto vari libri di cronaca nera.

 Ha letto dei libri sul caso?

Libri in particolare no. Ho letto gli articoli dei giornali e ricordo tutta l’evoluzione di questo accaduto. Servizi, approfondimenti, articoli in prima pagina, notizie diffuse in rete ed altro ancora.

 Che idea ti sei fatto della studentessa americana?

Penso che non si facile stare dietro alle sbarre con un’accusa del genere. In più in un Paese non suo. Quello che mi colpisce, al di là delle imputazioni, è la presenza e il carattere forte.

 

E di Meredith  Kercher?

Mi dispiace tanto. Lei purtroppo non c’è più e questo è l’aspetto più triste. Sto vicino ai familiari perché so cosa significa perdere una persona cara.

 

Come sei arrivato a Perugia?

Sono partito in treno il giorno prima. Da Candida dista circa trecentodiciassette chilometri. Ho percorso la tratta Napoli – Foligno ed ho preso la coincidenza per Perugia dove ho pernottato in una pensione. Sono stato praticamente da solo per tutto il tragitto.

 

Veniamo al fatto saliente: racconta quello che è successo in aula.

Sono entrato in aula in modo regolare, con il permesso e dopo vari accertamenti. Con me avevo il quadro che ho ideato per lei: il fotomontaggio con il Papa Giovanni Paolo II. La mia intenzione era quella di consegnarlo ai parenti ma sono stato bloccato dagli agenti di pubblica sicurezza e condotto in seguito in Questura dove mi hanno identificato con foto segnaletiche e impronte digitali. 

 

I tuoi progetti non erano quelli.

Infatti. Ho pensato che non sarebbe andata bene. Quando tutto è terminato ho avvisato i miei familiari dell’episodio. Mi è stata contestata la violazione dell’articolo 403 del codice penale. Non sapevo che era vilipendio. Adesso il quadro è sotto sequestro: mi è arrivata la notifica a casa dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Perugia.

 

Quindi hai violato l’articolo 403 del codice penale.

Sì. Per me è una situazione completamente paradossale. Sono andato a Perugia per regalare un quadro ai familiari della Knox ed ho commesso questo reato. Ho cercato di agire senza ledere l’immagine e la dignità di nessuno ma non è andata così. Penso che il Santo Padre sia l’unico che possa redimere la ragazza.

 

Ovviamente non è una cosa usuale. Non è facile provare interesse per casi giudiziari così eclatanti.

Certamente è una cosa delicata. Sono cosciente di tutto ciò.

 

Cosa hanno detto a casa?

Che potevo evitare. Mi giustifico, in un certo senso, perché dico quello che penso e faccio quello che sento, nel bene e nel male. Ragiono sempre con la mia testa e non mi lascio influenzare dagli altri.

 

 Perché questo accostamento con il Papa? 

Ho sempre simpatizzato per il Papa Giovanni Paolo II; l’ho accostato con Amanda Knox  perché ha continuamente avuto a cuore gli studenti universitari e tutte le persone che soffrono in generale, anche quelle prive della libertà. Ed ho voluto esprimere una preghiera: la Knox con la libertà perduta può solo chiedere perdono per la sua anima. Comunque non è il primo quadro che faccio con il Papa. L’ho inserito anche in un bricolage con le foto di Pietro Taricone.

 

Secondo te l’azione è stata commutata. Sei un devoto del Papa e sei passato come un eretico.

Proprio così. Non mi sarei mai aspettato di pagare per un quadro con il Santo Padre che a breve sarà anche Beato; per giunta la Knox è in tenuta misurata. Sono stato trattato come un ammorbato e sono stato portato in Questura e schedato. Non voglio passare per un critico del Papa, perché è un modello da seguire.

 

Ti reputi una persona rispettosa del prossimo?

Certo. Sono stato assiduamente vicino alle persone bisognose. Ho assistito gli ammalati, ho offerto soccorso dopo alcuni incidenti automobilistici ed ho prestato servizio alla Croce Rossa. Una volta ho anche inseguito uno scippatore dopo che aveva rubato una borsa ad un’anziana e sono riuscito a recuperare l’oggetto.

 

 Ma sei attratto dalla Knox?

Più che attratto posso dirti che le sto vicino. Non considero i moralisti, nemmeno quelli che vanno tutte le domeniche a messa ma non provano pietà. Non mi interessa il giudizio degli altri. Inoltre ho anche realizzato un video con le sue foto con una canzone dei Beatles e una maglietta.

 

 Sei già stato un’altra volta a Perugia?

Sì. Sono andato a Perugia anche il 25 novembre, in occasione di un’altra udienza. Sono rimasto fuori al Tribunale perché il processo si svolgeva a porte chiuse.

 

Quando l’hai vista il 12 marzo che sensazione hai provato?

Una sensazione stranissima. Perché l’ho sempre vista tramite la tv e il mio è uno dei pochi casi del genere. Il gesto è stato travisato ed ha creato scandalo e confusione nell’aula.

 

 Non stiamo certo parlando di una showgirl. Questo lo sai.

Sicuramente. Come ho ripetuto prima non voglio entrare nel merito.

 

La notizia, in conclusione, della tua giornata in Umbria è inerente all’accusa di vilipendio nei tuoi confronti, piovuta all’improvviso e, stando a quello che mi hai detto, senza l’intenzione.

La notizia è questa. Non era mia intenzione cercare rogne e non era nella mia idea. L’accostamento è legato soltanto a quello che ho ribadito. Mi sembra un po’eccessivo tutto quello che mi è successo.

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